i tuoi occhi possono parlare 07 Gen 2019

BY: Martina Pillon

L’intensità di uno sguardo: i tuoi occhi possono comunicare

Prendendosi del tempo per camminare tra le strade affollate di Amritsar, ci si può rende veramente conto della povertà. Non parlo della miseria che deriva dal non avere un tetto sopra la testa o un pezzo di pane per arrivare a fine giornata; mi riferisco alla presa di coscienza di quanto siano vuoti e tristi la maggior parte degli sguardi che incrociamo ogni giorno nella nostra vita. 

Girovagando fra le strade di qualche piccola città del Nord dell’India, è facile capire come guardare non significa solamente vedere. Ogni occhiata porta con sé il proprio spirito e il desiderio di conoscere quello dell’altro, per intuirne il buono ed il cattivo e per presentarsi totalmente, senza riserve. 

Il saluto Indù, Namaste, significa “mi inchino a quello che c’è di buono (di divino) in te” ed implica la necessità di guardare il proprio interlocutore negli occhi, dandogli fiducia rispetto al fatto che quello che c’è di positivo in lui possa essere un dono per tutti e due.

Nella nostra società, tra genitori e figli, tra marito e moglie, fra amici e in molti rapporti di lunga data, l’importanza dell’intensità di uno sguardo viene spesso tralasciata. I vuoti vengono riempiti da parole e gesti, prestando attenzione a non soffermarsi molto sugli occhi dell’altro.

Negare al proprio figlio, al proprio amato, alla propria madre i nostri occhi, significa lasciarli fuori dai nostri sentimenti; dimostra che non riponiamo la giusta fiducia in chi ci sta accanto, limitando agli altri la nostra conoscenza. Se, al contrario, scegliessimo di compiere un’apertura del nostro mondo interno attraverso i nostri occhi, ci potremmo stupire delle reazioni degli altri; scoprendo il nostro mondo interiore alcuni potrebbero aprirsi a loro volta, intensificando il rapporto che c’è fra noi; altri potrebbero accoglierci e sorprenderci nel loro modo di aiutarci e comprenderci; qualcuno, invece, potrebbe spaventarsi e decidere di ferirci. Quest’ultima reazione altrui è quella che più ci ricordiamo e che maggiormente ci frena nel dischiudere completamente il nostro sguardo, ma ciò che dobbiamo comprendere è che in ogni caso, se decidessimo di guardare e non di vedere, avremmo sempre e comunque ottenuto qualcosa.

Se prendiamo coraggio e decidiamo di soffermare i nostri occhi su quelli di un’altra persona, vuol dire che abbiamo acquisito sicurezza e consapevolezza su ciò che ci portiamo dentro; ossia, abbiamo imparato ad amarci per quello che siamo, con le nostre contraddizioni e le nostre potenzialità, sereni del fatto che chi ci ama, prima o dopo, potrà accogliere pienamente il nostro bagaglio, aiutandoci, a tratti, a trasportarlo.

 

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